domenica 25 maggio 2014

http://www.youtube.com/watch?v=v09wdK-7ou8

"Tuttavia, come potete vedere, non andai a raggiungere subito Kurtz. No. Rimasi a sognare l'incubo sino alla fine e a mostrargli ancora una volta la mia fedeltà. Destino. Il mio destino! Che cosa strana la vita - quel misterioso organizzarsi di una logica implacabile per un futile obiettivo. Il massimo che potete sperarne è una certa conoscenza di voi stessi - cui arrivate troppo tardi - una messe di rimpianti inestinguibili. Io ho lottato con la morte. E' la competizione meno eccitante che si possa immaginare. Si svolge in un grigio impalpabile, con niente sotto i piedi e niente attorno, senza spettatori, senza grida, senza gloria, senza la grande voglia di vincere, senza la grande paura della disfatta, in un'atmosfera malsana di tiepido scetticismo, con poca fede nei propri diritti e ancor meno in quelli del vostro avversario. Se è questa la forma della saggezza suprema, allora la vita è un enigma più grande di quanto pensino alcuni di noi. Sono stato a un pelo dall'occasione estrema di esprimermi, e ho scoperto con umiliazione che probabilmente non avevo niente da dire. Per questo sostengo che Kurtz era un uomo notevole. Lui qualcosa da dire l'aveva. E parlò. Per avere sbirciato di persona oltre il limite, capisco meglio il significato del suo sguardo, incapace di vedere la fiamma della candela, ma grande abbastanza da abbracciare l'intero universo, e abbastanza acuto da penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra. Aveva ricapitolato - aveva giudicato:
'L'orrore!'
Era un uomo notevole. Dopo tutto, aveva espresso una sorta di fede; con schiettezza, con convinzione; c'era nel suo sussurro una nota vibrante di rivolta, il volto terrificante della verità intravvista - la bizzarra miscela di desiderio e di odio. Quel che ricordo meglio non è il mio momento estremo - una visione grigia e informe, piena di sofferenza fisica e di un disprezzo indifferente per l'evanescenza d'ogni cosa - compresa la sofferenza stessa. No! E' il suo momento estremo che mi sembra d'aver vissuto. Certo, lui fece anche l'ultimo passo. Si spinse oltre il limite, mentre a me fu permesso di ritrarre il piede esistante. E forse la differenza è tutta qui; forse la saggezza, la verità e la sincerità sono interamente compresse in quel momento fugace in cui varchiamo la soglia dell'invisibile. Forse! Mi piace pensare che la mia ricapitolazione non sarebbe stata una parola d'indifferente disprezzo. Meglio il suo grido - molto meglio. Era un'affermazione, una vittoria morale, pagata con innumerevoli disfatte, con abominevoli paure, con abominevoli soddisfazioni. Ma una vittoria!"
Cuore di tenebra, Joseph Conrad