http://www.youtube.com/watch?v=v09wdK-7ou8
"Tuttavia,
come potete vedere, non andai a raggiungere subito Kurtz. No. Rimasi a
sognare l'incubo sino alla fine e a mostrargli ancora una volta la mia
fedeltà. Destino. Il mio destino! Che cosa strana la vita - quel
misterioso organizzarsi di una logica implacabile per un futile
obiettivo. Il massimo che potete sperarne è una certa conoscenza di voi
stessi - cui arrivate troppo tardi - una messe
di rimpianti inestinguibili. Io ho lottato con la morte. E' la
competizione meno eccitante che si possa immaginare. Si svolge in un
grigio impalpabile, con niente sotto i piedi e niente attorno, senza
spettatori, senza grida, senza gloria, senza la grande voglia di
vincere, senza la grande paura della disfatta, in un'atmosfera malsana
di tiepido scetticismo, con poca fede nei propri diritti e ancor meno in
quelli del vostro avversario. Se è questa la forma della saggezza
suprema, allora la vita è un enigma più grande di quanto pensino alcuni
di noi. Sono stato a un pelo dall'occasione estrema di esprimermi, e ho
scoperto con umiliazione che probabilmente non avevo niente da dire. Per
questo sostengo che Kurtz era un uomo notevole. Lui qualcosa da dire
l'aveva. E parlò. Per avere sbirciato di persona oltre il limite,
capisco meglio il significato del suo sguardo, incapace di vedere la
fiamma della candela, ma grande abbastanza da abbracciare l'intero
universo, e abbastanza acuto da penetrare in tutti i cuori che battono
nella tenebra. Aveva ricapitolato - aveva giudicato:
'L'orrore!'
Era un uomo notevole. Dopo tutto, aveva espresso una sorta di fede; con
schiettezza, con convinzione; c'era nel suo sussurro una nota vibrante
di rivolta, il volto terrificante della verità intravvista - la bizzarra
miscela di desiderio e di odio. Quel che ricordo meglio non è il mio
momento estremo - una visione grigia e informe, piena di sofferenza
fisica e di un disprezzo indifferente per l'evanescenza d'ogni cosa -
compresa la sofferenza stessa. No! E' il suo momento estremo che mi
sembra d'aver vissuto. Certo, lui fece anche l'ultimo passo. Si spinse
oltre il limite, mentre a me fu permesso di ritrarre il piede esistante.
E forse la differenza è tutta qui; forse la saggezza, la verità e la
sincerità sono interamente compresse in quel momento fugace in cui
varchiamo la soglia dell'invisibile. Forse! Mi piace pensare che la mia
ricapitolazione non sarebbe stata una parola d'indifferente disprezzo.
Meglio il suo grido - molto meglio. Era un'affermazione, una vittoria
morale, pagata con innumerevoli disfatte, con abominevoli paure, con
abominevoli soddisfazioni. Ma una vittoria!"
Cuore di tenebra, Joseph
Conrad
